Data

16 marzo 2026

L’Accademia di Como rinnova la propria collaborazione con il Museo Archeologico Paolo Giovio, due istituzioni culturali di riferimento per il territorio, attraverso un importante intervento di manutenzione sul celebre mosaico pavimentale tardoromano conservato nelle sale del museo. La collaborazione è stata resa possibile grazie al supporto della Dottoressa Michela Bertolini, conservatrice del Museo Archeologico Paolo Giovio, e della Dottoressa Veronica Vittani, responsabile dei Musei Civici di Como.

A maggio del 2025, il mosaico è stato oggetto di un’attività didattica sul campo del corso quinquennale di Restauro dei Beni Culturali dell’Accademia di Como, con la partecipazione degli allievi del 4° anno del PFP 1 nell’intervento di manutenzione conservativa, e degli studenti del 2° anno nel rilievo grafico e nella mappatura dello stato di conservazione guidati dal Professore Nicola di Virgilio. L’intervento si inserisce nel corso di Restauro dei Mosaici e dei Rivestimenti Lapidei, sotto la guida della Professoressa Ylenia Rubino, offrendo agli allievi un’esperienza diretta su un’opera di straordinario valore storico e artistico.

Il mosaico, databile tra V e VI secolo d.C., fu rinvenuto casualmente nel 1908 durante lavori edilizi nel centro di Como. Realizzato con tessere policrome in materiale calcareo e paste vitree, presenta una ricca decorazione che unisce motivi geometrici di tradizione alessandrina a un complesso apparato figurativo. Tra archi, colonne, animali, uccelli, cervi e canestri d’uva, la composizione rimanda a significati simbolici profondi, che hanno portato gli studiosi a ipotizzare una possibile destinazione cultuale dell’ambiente originario, forse legata a un edificio cristiano.

L’intervento degli studenti ha avuto come obiettivo la manutenzione conservativa del mosaico, con particolare attenzione alla rimozione di materiali estranei e alla prevenzione di fenomeni di degrado che potrebbero comprometterne la leggibilità e la stabilità nel tempo. Le operazioni sono state condotte secondo i principi della gradualità, controllabilità e selettività, attraverso test preliminari su aree campione, nel pieno rispetto dei materiali originali e sotto la supervisione degli enti competenti. Questa esperienza rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione tra istituzioni culturali e formative possa coniugare tutela, ricerca e formazione, valorizzando un capolavoro unico del patrimonio archeologico comasco e preparando le future generazioni di restauratori ad affrontare con competenza e consapevolezza le sfide della conservazione.

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